La Riserva Naturale di Vallombrosa


Descrizione
A Vallombrosa nel corso dei secoli gli ambienti naturali hanno subito la pesante influenza dell’uomo, in particolare la trasformazione dei vasti pascoli in boschi artificiali da parte dei monaci vallombrosani, continuata con maggiore impegno dal Corpo forestale dello Stato, ha mantenuto fino ai nostri giorni l’attuale aspetto della foresta, dove il baricentro della Riserva, rappresentato dalle aree limitrofe all'abbazia, è presente un vasto complesso di abetine (douglasia, abete rosso, abete bianco, pino laricio), più perimetralmente si incontrano altri complessi forestali caratterizzati dall’impianto artificiale. In alto, fino quasi al crinale, si trovano grandi faggete avviate per la maggior parte ad alto fusto o contenenti parti fortemente matricinate. Più in basso troviamo boschi misti di latifoglie (cerri, roverelle, sorbi, ciliegi selvatici, castagni) ed ancora impianti artificiali di conifere talvolta anche con pino nero e pino laricio. Con il decreto istitutivo 13.7.1977, la foresta di Vallombrosa, per un' estensione di 1270 ettari, è stata classificata Riserva Naturale Biogenetica con lo scopo di conservare il patrimonio genetico delle cenosi forestali.


Inquadramento ambientale
La foresta di Vallombrosa è ubicata sulle pendici del Pratomagno, massiccio che costituisce un contrafforte della catena dell' Appennino tosco - emiliano. Fa parte del Comune di Reggello, in provincia di Firenze. Il complesso boscato si estende sul versante occidentale del monte Secchieta (1449 m) che, insieme a Poggio Sambuchello (1212m), Poggio Artello (1261m) e Poggio alle Ghirlande (1323m), rappresenta una delle cime più elevate del Pratomagno. I boschi ricoprono tutto il versante tra le quote di 530 metri e 1350 metri; la parte sommitale del monte Secchieta, battuta da forti venti, è colonizzata da praterie.
Dal punto di vista geologico predomina la formazione dell' Oligocene: si tratta di rocce sedimentarie, quali grossi blocchi di arenaria di diversa struttura, che si alternano a strati di scisti argillosi. Da queste rocce derivano terreni diversi, ma in generale poveri di calcare e piuttosto acidi. Altri tipi di suoli (suoli bruni acidi o podsolici) sono quelli che si originano da arenarie grossolane, facilmente alterabili; questi suoli, a prevalenza tessitura sabbiosa, si ritrovano vicino a Pian di Melosa.
Il territorio in cui è compresa la foresta, rientra sulla sinistra orografica del bacino del Vicano di S.Ellero, affluente dell'Arno. Si può dire che a Vallombrosa non esistono veri e propri corsi d'acqua, ma un numero elevato di fossi a forte pendenza, che finiscono quasi tutti nel Vicano di Vallombrosa. I fossi (fosso dell'Abate, fosso dei Bruciati ecc.) hanno in genere un breve sviluppo longitudinale e la loro portata idrica è caratterizzata dalle oscillazioni stagionali. In tutte le zone della foresta abbondano fonti e sorgenti perenni.


Vista parziale dell’Abbazia e del “Paradisino”







Inizio pagina