Il Territorio del Comune di Reggello



Il territorio del Comune di Reggello si trova nella parte orientale della Provincia di Firenze, e confina a est con la provincia di Arezzo, mentre a Ovest l’Arno fa da confine con gli altri comuni nella Provincia di Firenze. L'ambito amministrativo copre un’estesa superficie (121,9 kmq) che dal letto dell'Arno risale lungo le pendici della dorsale montana del Pratomagno, passando da 103 metri sul livello del mare fino all'altezza massima di 1537 metri sul Poggio dell'Uomo di Sasso (vedi cartina ), e si estende per gran parte lungo il versante occidentale del Pratomagno. Nelle parti più elevate sono predominanti i boschi (cedui misti di latifoglie, conifere, faggete) e troviamo le importanti aree naturali costituite dalla Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa (1.200 Ha), e l’Area Naturale Protetta di Interesse Locale della Foresta di S.Antonio (970 Ha) di recente istituzione.
Scendendo si incontrano estese formazioni di terrazzamenti di origine artificiale, nelle quali vengono praticare attività colturali, prevalentemente oliveti e seminativi. Inoltre nelle zone più pianeggianti, dove sono in costante diminuzione i pascoli, si trovano ambienti coltivati, la maggior parte in abbandono o in via di trasformazione, specie in vigneti. Infine, lungo le sponde dell’Arno ed in alcune tratte dei torrenti Resco, Chiesimone e Vicano,si rinvengono limitate formazioni riparie.
Di particolare interesse, ambientale e paesaggistico, sono le strutture geologiche denominate “Balze” costituite da colline argillose con spettacolari pareti verticali, di origine pleistocenica e che ricoprono una parte cospicua dell’aree collinare.

Malgrado il costante sviluppo urbanistico delle zone limitrofe alle aree abitate, l’intero territorio possiede un rilevante interesse naturale e paesaggistico: è ormai assodato, nelle aree montane, il ritorno del Lupo, favorito dalla notevole presenza di ungulati (Caprioli e Cinghiali), nonché dallo spopolamento degli abitati. Il conseguente abbandono di pratiche colturali (castagneti da frutto, attività produttive forestali, attività colturali montane), ha favorito l’aumento della superficie boscata e una certa “ri-naturalizzazione”.

Nel territorio vi sono alcune tipologie paesaggistiche fortemente caratterizzate: Una parte pianeggiante costituita prevalentemente da coltivazioni (mais, grano, colture foraggiere) e da aree boschive marginali dove predominano le robinie, le farnie e le roverelle. Vi sono poi le balze con le spettacolari pareti lavorate dall'erosione, accanto a superfici messe a coltura ed a piccoli agglomerati urbani. Una volta queste aree erano intensamente coltivate da piccoli proprietari che utilizzavano ogni fazzoletto di terra per le coltivazioni (vigne, foraggio, grano, mais), mettendo in opera sistemi di gestione del suolo destinati a evitare smottamenti che avrebbero comportato la perdita di territorio coltivato. Oggi invece queste aree sono coltivate solo in parte e una grande fetta del territorio è ricoperto da formazioni arbustive e arboree caratterizzate da ginestreti, robinie e querce (farnie, roverelle), rari i lecci. Con sempre maggiore frequenza si rilevano moderne coltivazioni arboree (noci, ciliegi, pioppi, alberi di natale) che hanno soppiantato le tradizionali pratiche colturali.

La fascia collinare (fra i 400 e i 600 metri di altezza) è contraddistinta ancora dalla disposizione a "terrazzi", realizzati con muri a secco eretti per tenere salda la terra e estendere il suolo coltivabile. Sui terrazzi vengono messi a coltura in modo intensivo gli olivi, che a Reggello rappresentano una risorsa importante dal punto di vista economico. Tradizionalmente tra gli olivi vengono coltivati i giaggioli che assolvono ad una duplice funzione: contribuiscono con le loro radici a tenere stabile il terreno, e dalle stesse radici si ricava un prodotto poi utilizzato per l’industria dei profumi.

Più in alto la una vegetazione appenninica prende il posto delle aree coltivate: estese faggete, querceti, abetine e, lungo il cresta della Secchieta e del Pratomagno, ampie praterie, da cui si schiudono spaziose vedute sul Valdarno e sul Casentino. Di grande importanza ambientale, nelle vicinanze della millenaria Abbazia di Vallombrosa, sono i vari alboreti sperimentali, il più antico dei quali è stato impiantato nel 1870 e racchiude 3200 esemplari ripartiti in 1200 specie diverse, appartenenti a 85 generi, originari dei boschi di tutti i continenti.

L'Abbazia di Cascia nei pressi del capoluogo




Le Balze




Balze e vigneti




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